L’11 settembre la corrispondenza prosegue con una cartolina in franchigia inoltrata per via aerea attraverso l’ufficio di posta militare n. 102 in data 12.9.42.

“Fronte russo 11.9.42 XX
Miei cari, stiamo per dare l’addio a Voroscilovgrad: ci spostiamo con la stazione. Scrivo prima di partire per il fatto che il viaggio sarà piuttosto lungo. SI tratterà di due giorni. Vi avviso perché non stiate in pensiero se non ricevete mia posta. Se appena arrivato la stazione mi permetterà di scrivere, ciò che non credo, perché arriverà senz’altro guasta, com’è di consueto, vi scrivo. Ad ogni buon conto ve lo ripeto di non impensierirvi. Dove andiamo non lo sappiamo! Forse lo sapremo a metà strada. Spero meglio speriamo tutti e nove di trovare nel nuovo posto dei locali come questi che lasciamo. Certo che ci spiace un po' lasciare Voroscilovgrad; qua facevamo una vita da signori. Ma ad ogni modo vedo che per adesso ci siamo sempre trovati bene e non dubito che così sia in avvenire. E di Ottone cosa ne è. (?) So che la classe del 23 è stata chiamata. Anzi ieri li (sic!) ho scritto una lettera. Non ho ancora ricevuto posta dalla compagnia e credo che ne avremo, a causa di questo spostamento, per un pezzetto. Beh! Pazienza. Se tutti i mali fossero questi. Certo che spiace un po' essere senza notizie da parte dei propri cari. Vi mando tanti cari bacioni Gbattista”.
La cartolina, come da indicazione manoscritta, giunge a destino il giorno 18.9 dopo soli 6 giorni.
Il giorno 16 settembre abbiamo un biglietto postale a foggia dei biglietti in franchigia distribuiti per le Forze Armate, come ne abbiamo visti precedentemente nella corrispondenza. È inoltrato per via aerea attraverso l’ufficio di posta militare n. 108 in data 17.9.42. Giunge a destino il giorno 25.9.

“Fronte russo 11.9.42 XX
Miei cari,
sono esatti 5 giorni che non vi scrivo. Spero abbiate ricevuto la mia ultima in data 16 ove vi avvisavo del nostro spostamento. Siamo partiti il giorno seguente e siamo stati in viaggio due giorni. Il Kmetraggio coperto è piccolo, più di 250 km, ci siamo stati tanto a coprirlo a causa delle strade russe. Che schifezza! Dopo arrivati ho avuto molto da lavorare. Adesso ritorna la calma. Ho smontato la stazione dal camion e l’ho montata in una camera della capanna che ci serve da abitazione. Questo abbiamo trovato opportuno farlo, perché, il freddo incomincia a farsi sentire. Solo nelle ore calde del giorno si può ancora stare fuori con le maniche alzate. Alla mattina e sull’imbrunire non si può uscire se non siamo per coperti. La casa fa proprio al nostro scopo. Ci possiamo proprio chiamare fortunati! Si tratta di una capanna abbastanza ben pulita con tre locali più un altro grande con focolare. In due stanze abbiamo messo i lettini nell’altra la stazione: la quarta fa da cucinone. Il soffitto è molto basso, una volta e mezzo io in punta di piedi lo tocco. Per fortuna è sbiancata di fresco. Le finestre some tutte le case russe sono doppie come quelle dell’ultima casa di Firenze, quella del terrazzone. Il tetto è fatto (sopra al soffitto perché è solo piano terreno) di paglia molto spessa un mezzo metro circa come i tucul. Quindi vedete ch’è la capanna ideale per passare l’inverno. Il focolaio ch’è in cucina è fatto in modo che il camino con le sue pareti dà nelle altre tre stanze, è esatto al centro della capanna. Un’altra bella casa sta ne fatto che, siccome il reparto presso cui dobbiamo mangiare, si trova un po' distatino da noi, siamo riusciti ad ottenere che si passino i viveri in natura. Ce li cuciniamo noi. Abbiamo nominato il cuoco e l’unica seccatura è quella d’andarceli a ritirare ogni due giorni. Sono due giorni che mangiamo da papi. Alla mattina si beve caffè puro. Poi in questa città si trovano molte patate, anzi domani dobbiamo zappare in un campo vicino a noi per farci una scorta. Rispetto a dove ci trovavamo prima, qua ci troviamo molto più a nord. Ed io che speravo d’andare verso il mare. Questo però perché le truppe alpine non occorrono più nel Caucaso. Noi speriamo di passare tutto l’inverno qua a Rossoch (1) anche perché qua ci siamo sistemati in modo da affrontare nel miglior modo la stagione cattiva. Ci troviamo quaggiù credo un 60 km dal fronte. Neanche tanto lontano. Pericolo però non ve n’è per niente. La posta non l’abbiamo ancora ricevuta. Per i pacchi sapete ancora niente? Non vedo l’ora di ricevere vostre nuove. Siete stati a casa di Zanardi? (2) Lui sta sempre bene e vi saluta.
Vi mando tanti cari bacioni GBattista”.
NOTE
(1) - A seguito dell’avanzata del fronte anche le truppe nelle retrovie avanzano di posizione. Dal 12 settembre 1942 la sede del Corpo d’Armata Alpino è trasferita a Rossos come anche la sede dell’ufficio di Posta Militare n. 108.
(2) - Glauco Zanardi è l’autiere milanese conosciuto ad agosto. Se ne parla nella XI parte.
 a maggio 2026 |
Samuel Rimoldi
06-04-2026 |