STORIA POSTALE


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Un caso di “ordinaria…..confusione”
di Gianluca Palano

Eh sì devo ammetterlo a volte possono spaventare però, chissà per quale arcano mistero, mi affascinano sempre da morire.
No, non sto parlando di fantasmi, ma di lettere apparentemente scarabocchiate.

Quest’ultima letterina da poco aggiunta nella mia personale collezione di oggetti particolari racchiude in sé, nel suo apparente anonimo pastrocchio, due argomenti precedentemente da me già trattati in altri articoli su questo stesso sito.

Il primo riguardava una lettera da “mal di testa” ugualmente pasticciata, mentre altri due riguardavano una tariffa poco conosciuta durata solo pochi mesi, non del tutto assimilata persino dagli stessi utenti dell’epoca. Ma procediamo, come al solito, un passo alla volta.

Ecco a voi la protagonista di questa storia:


(fig. 1 e 2)

Come sempre accade in questi casi, una prima occhiata distratta a lettere come questa, può lasciarci perplessi, mentre un’analisi più attenta e dettagliata può svelarci come ogni singolo tratto di penna ci racconta, in realtà, la storia e l’applicazione, quasi sempre rigida, del regolamento postale dell’epoca.

Questa missiva, impostata in partenza dall’amministrazione comunale di Ruvo (in data presumibile del 05.11.1863), probabilmente venne imbucata senza francobollo poiché sicuri della correttezza tariffaria. Questo perché era diretta al sindaco di un altro paese.

A seguito però dell’avvenuta sospensione della franchigia concessa ai sindaci, diramata attraverso l’art. 240 del bullettino postale n.10 del 1863, la lettera, una volta rinvenuta priva della prevista affrancatura, venne giustamente tassata per 30 centesimi con l’apposizione del bollo a tampone “3”, così come prevedeva il regolamento di riforma postale, in vigore dal primo di gennaio.

Venne dunque trattata come una normale lettera non affrancata e perciò tassata per il doppio del porto ordinario mancante (che in quel caso di lettera semplice entro i 10 grammi di peso era di 15 centesimi).

La lettera, viaggiando con tassa a carico del destinatario, transitò per Barletta il 5 novembre, giunse a Cerignola il giorno dopo, per poi andare finalmente in distribuzione e consegna al Sindaco del comune di Casal Trinità.

Qui, per ovvi motivi di cassa, il Comune si rifiutò categoricamente di accettarla e l’impiegato postale non poté fare altro che annotare, al verso della stessa, le diciture di rifiuto: “si respinge perché non affrancata, al dì 8 Novembre 1863” e “si respinge al mittente”. (fig.3 e 4)

(Fig. 3)

(Fig. 4)

Questa lettera rifiutata non venne immediatamente restituita, ma rimase in giacenza per diverso tempo prima di essere “retrodata” al mittente.

Di fatto, a distanza di alcuni mesi, qualcuno si accorse di questa lettera, probabilmente accantonata chissà dove e, segnando a penna sul fronte “all’immittente Sig. Sindaco di Ruvo”, la impostò per il viaggio di ritorno e restituzione al Comune di partenza, dopo aver depennato l’indirizzo di Casal Trinità.

Seguendo gli annulli presenti sul verso si può ricostruire il viaggio di ritorno con in bolli di transito da Cerignola dell’11.03.1864, da Trani del 12.03.1864, da Barletta del 14.03.1864, per poi giungere finalmente a Ruvo il 16.03.1864.

Dopo quattro lunghi mesi la lettera era ritornata nelle mani del mittente. (fig.5)

(Fig.5)

In realtà, come vedremo, la sua odissea non era ancora finita.
Al comune di Ruvo, resisi conto della mancata consegna, pensarono bene di depennare il loro indirizzo e di rispedirla nuovamente al vecchio destinatario. (Fig. 6)

(Fig. 6)

Questa volta, per evitare nuovamente il rifiuto e la mancata consegna, applicarono l’affrancatura prevista mediante l’uso di un Francobollo da 15 Centesimi della serie De La Rue (entrata in distribuzione proprio nel periodo in cui la missiva vagava o giaceva senza meta).

Il francobollo venne posizionato col chiaro intento di coprire la precedente tassa a tampone “3” ed evitare ulteriori ritardi o confusione negli addetti ai lavori. (fig. 7)

(Fig. 7)

Onestamente credo che chi ebbe a trattare questa lettera impiegò comunque qualche minuto a capire cosa avesse esattamente tra le mani. Come dargli torto con tutti quegli scarabocchi!?

Una volta ripartita, la lettera seguì velocemente, ancora una volta, il percorso verso la sua meta, quasi fosse un treno che fa su e giù lungo lo stesso binario

Ripassò nuovamente da Barletta e Cerignola il 20.03.1864 per poi giungere finalmente al comune di Casal Trinità, il quale questa volta l’accettò ed appose il suo bel timbro comunale di colore azzurro. (fig.8)

(Fig. 8)


La cosa estremamente paradossale in tutto questo tragitto è che la lettera partì da Ruvo, non affrancata, in un periodo in cui la franchigia era stata sospesa e venne poi rispedita affrancata, a distanza di 4 mesi, in un periodo in cui la franchigia era stata riattivata.

Possiamo dire che il tempismo fu perfetto ma…al contrario!

La Direzione Postale difatti, sentiti i dicasteri competenti, aveva deciso di annullare le disposizioni impartite col Bullettino n.10, reintroducendo alcune agevolazioni a partire dal primo di Gennaio 1864.

Le nuove disposizioni vennero impartite attraverso l’Art. 289 del Bullettino Postale n.12 del 1863, ristabilendo la “franchigia ai sindaci, ai vescovi ai ministri di culti dissidenti, ai Rabbini delle università israelitiche e ai ministri del censo delle province toscane”.

La lettera nel secondo tragitto avrebbe quindi potuto correttamente viaggiare in franchigia. (Fig.9)

(Fig. 9)

Questa confusione è una bellissima testimonianza storico postale del periodo di assestamento che dovette affrontare il Regno d’Italia nei primissimi anni della sua nascita.

Devo dire che sono noti alcuni altri casi in cui i comuni, per un breve periodo, continuarono ad affrancare il loro carteggio tra sindaci, nonostante la regolare riattivazione della franchigia, sintomo proprio della difficoltà di comunicazione dell’epoca. Io stesso ne posseggo qualche esempio.

Nulla da biasimare quindi all’addetto comunale di Ruvo che pensò di evitare qualsiasi problema “gravando” le casse comunali di una non necessaria spesa di 15 centesimi.

Grazie a lui oggi possiamo goderci questa “scarabocchiata”, simpatica e particolare letterina.

La bellezza della storia postale.

Gianluca Palano
20-02-2026