MEMORIE
di Antonio Rufini

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Memorie di un anziano collezionista di storia postale (CIX parte):

BUSTE (O SOPRACCARTE) DI LETTERE RACCOMANDATE

DAL 2/6/1946 AL 31/12/2001

METODI DI ACCETTAZIONE

(3ª parte)

Antonio Rufini

§3) PRIMA PARTE – RACCOMANDATE AFFRANCATE ACCETTATE CON NUMERATORE METALLICO IN CARTELLA CON GRANDE “R” E “NOME DELL’UFFICIO”.

Dopo aver mostrato le buste Raccomandate accettate con timbro <“R.N.” + numero> e quelle accettate con tagliandino bianco incollato del <Mod.22-E> contenente il numero e il nome dell’U.P., passo a mostrare le Raccomandate accettate con numeratore meccanico riquadrato (cioè, come si dice comunemente, “in cartella”) contenente una grossa “R” più la denominazione dell’U.P.

Codesti invii non sono apparsi immediatamente dopo la fine della seconda Guerra Mondiale o negli anni ’50 e ’60, dato che: a) le M.A. Citis (con le relative loro ricevute a ricalco madre/figlia Mod.22-O/Ricalco apparvero negli U.P. alla fine degli anni ’60; b) l’abbondanza di Mod.22-O/Ricalco ma tale da potersi distribuire codesti stampati non solo agli Uffici dotati di M.A. Citis ma anche agli altri Uffici con notevole lavoro di accettazione di Raccomandate, ci fu solo alla fine degli anni ’70.

E difatti compulsando criticamente diverse buste Raccomandate affrancate (accettate con numeratore in cartella) e diversi mod.22-O/Ricalco (ugualmente con numeratore in cartella) si scopre che non ve ne furono se non dalla fine degli anni ’70 (o inizio anni ’80) e fino al termine del periodo Lira.

In somma, come anticipato nel mio §1, codesto metodo d’accettazione, considerato “molto veloce”, (1) venne introdotto (ma diciamo pure “concesso”) da dopo l’anno 1973:

…...gli Uffici sprovvisti di macchina affrancatrice Citis…...possono effettuare l’accettazione singola delle raccomandate a pagamento accompagnate dal Mod. 22-O a ricalco (ossia dallo stesso modello previsto per l’accettazione a mezzo macchina Citis), avvalendosi di un bollo numeratore a tre scatti, recante la denominazione dell’Ufficio e la lettera “R”……Il Mod. 22.O/ricalco deve essere preventivamente compilato dal mittente e consegnato allo sportello unitamente all’oggetto da spedire……L’operatore dopo aver compilato il Mod. 22.O/ricalco con l’importo delle tasse, timbra col bollo datario e col numeratore a tre scatti le due parti (Atti Ufficio e Ricevuta) del modello stesso e dell’involucro affrancato del plico da spedire, accertandosi che i dati impressi siano leggibili……Eseguita l’operazione di accettazione l’operatore consegna al mittente la ricevuta (seconda parte della copia a ricalco) mentre conserverà la prima parte Atti Ufficio da includersi nella busta a soffietto Mod.22-O sulla quale indicherà il numero iniziale e finale delle raccomandate accettate nella giornata o turno di lavoro e imprimerà il bollo a data……Ovviamente nei giorni successivi si procederà nella numerazione progressiva del numeratore fino al suo esaurimento, per ricominciare poi dal numero 00001……

(circolare DCAG/OM/811/CZ del 27/11/1972; paragrafo 90 B.U. 24/1978 parte II^; circolare DCSP/1/3/17698/165/82 pubblicata in Suppl. B.U. 18/1983 parte II^; nota DCSP/1/3/42622/176/86 del 26/2/1988).

Se la normativa non era sufficientemente chiara, lo sono io ora e specifico meglio qui appresso: la busta a soffietto con scritti i numeri iniziali e finali delle ricevute Mod. 22-O/C + il B.T.C. (ivi conservate) ed il suo contenuto, da allora, tennero il posto del dismesso blocchettario Mod.22-E, quello stesso considerato dalla Cassazione quale “atto pubblico” .

Non venne specificato chi fosse deputato alla preparazione dei prescritti numeratori a tre scatti: le Direzioni Provinciali o quelle Compartimentali? Escludo che potessero farlo i singoli U.P. (le Succursali).

Forse per analogia coi bolli metallici in cartella di “PAGATO” da imprimere sui Mod.23-I (Avvisi di Ricevimento, presentati uniti a Raccomandate da accettarsi con M.A. tipo Citis), potrebbe presumersi che la “predisposizione” dei numeratori a tre scatti fosse di competenza delle Direzioni Provinciali. E difatti la grande varietà dei numeratori usati (per tipo, dimensione, caratteri, etc.) fa pensare alle decine di Direzioni Provinciali e non alle Direzioni Compartimentali (furono solo 16).

Le indicazioni della Direzione Centrale non specificavano se questo nuovo tipo di “accettazione” fosse immediatamente eseguibile o se la cosa sarebbe stata lecita dopo l’esaurimento dei blocchettari Mod.22-E; non specificavano nemmeno se il cambiamento del “metodo” fosse a scelta delle Direzioni dei singoli Uffici e a seconda della mole di lavoro nell’accettazione delle Raccomandate; ma è un fatto accertato che fino all’anno 1999 sparuti U.P. continuarono con l’accettazione delle Raccomandate col blocchettario Mod.22-E non avendo necessità del numeratore in cartella, sicuramente per modesto numero di accettazione di raccomandate.

Le indicazioni della Direzione Centrale non specificavano nemmeno se il numeratore in cartella dovesse essere umettato sul tampone ad inchiostro nero ad olio o su altri tamponi o fosse auto-inchiostrante (ad alcool o ad acqua, di altri colori), però in molti U.P., per non dire nella quasi totalità dei piccoli U.P., di tampone v’era solo quello nero ad olio per i B.T.C.. Ciò nonostante comparvero numeratori in cartella in colore diverso dal nero.

Non era tassativa la prescrizione nemmeno sul fatto di imprimere il numeratore in cartella “in originale” anche sulla copia del Mod.22-O/Ricalco da consegnare al mittente, oppure, ma calcando forte, solo sull’originale (Atti Ufficio), lasciando la copia “RICEVUTA” automaticamente ricalcata e da consegnare al pubblico proprio così: con la sola impronta a ricalco; ma d'altronde era così che venivano consegnate ai mittenti le “Ricevute” realizzate con le M.A. tipo Citis, cioè con la piccola riga contenente i dati di spedizione “a ricalco” e spesso di pessima lettura……...

Conseguenze immediate: ci fu una grande varietà di uso di numeratori a tre scatti (anche sui Mod.22-O/C e ne tratterò nel sub-paragrafo successivo Parte Terza).

Poco meno che una trentina di anni or sono mi venne in mente che l’uso di accettare Raccomandate con le ricevute Mod.22-O/Ricalco (col numeratore in cartella) potesse essere stato “mutuato”, anzi copiato, da quanto era stato concesso e normalmente verificatosi nei grandi o grandissimi Uffici di accettazione di Raccomandate; penso immediatamente, nella mia città, all’allora ancora esistente Ufficio Roma A.D. (Arrivi e Distribuzione) che forse usava i numeratori metallici per l’accettazione di elevati numeri di accettazione di Raccomandate, “a pacchi”, sia interamente affrancate (anche con M.A. privata) e accompagnati da ricevute singole, sia presentate in “distinta”.
Non so di disposizioni ministeriali specifiche o non le ho trovate.

Coi miei tempi (lunghi) per togliermi la curiosità feci quindi accesso (fine degli anni ’90 od inizio del primo decennio del 2000) nell’Ufficio Postale Roma 158 (era stato così rinominato Roma A.D., post eliminazione di tutti gli “A.D.” d’Italia in conseguenza dell’accorpamento di ogni “movimento” delle corrispondenze nei C.M.P.) e che era collocato, il “nuovo” (solo di nome) Roma 158, nei medesimi locali in Via Marsala già occupati da Roma A.D. e con il medesimo personale di Roma A.D. prima ivi lavorante. Però non ne uscì fuori nulla; anche il personale più maturo d’età non seppe darmi risposte conclusive, se non che “……l’archivio dell’accettazione delle Raccomandate veniva mandato al macero dopo poco più di un paio d’anni, massimo tre dalla data di accettazione……” e già in Roma 158 non v’era più nulla riferentesi al “vecchio” lavoro (del Servizio Corrispondenze, solo a questo il vecchio U.P. era rimasto abilitato) del soppresso Roma A.D.

Un fatto è certamente sicuro: mentre le accettazioni di Raccomandate con le etichette del Mod.22-E incollate hanno avuto una durata (in periodo Lira repubblicano) di più di mezzo secolo le accettazioni col numeratore in cartella hanno avuto una durata inferiore di poco più di venticinque anni; la conclusione è che quelle col numeratore in cartella siano state molto, ma molto meno di quelle con l’etichettina del Mod.22-E e quindi mentre di quelle col Mod.22-E ce ne sono un “oceano” in circolazione, quelle col numeratore in cartella sono più rarefatte, un “mare”, ed anche se non possono essere considerate “pregiate” sono meno comuni.

Quasi spesso gli U.P. “minori” ma con buon numero di accettazioni di Raccomandate singole ebbero a passare al nuovo sistema di accettazione col numeratore in cartella forse dismettendo volontariamente l’uso del blocchettario Mod. 22-E che restò in uso soltanto a quelli con accettazione “sporadica” di Raccomandate e fino all’introduzione del nuovo metodo elettronico on-line Tracking.tracing. I collezionisti, negli acquisti di vecchie corrispondenze raccomandate affrancate, tengano sempre presente questa mia personale opinione.

Conclusa la obbligatoria premessa, quindi:

a) rinvio l’esposizione delle sole “Ricevute” di Raccomandate Mod.22-O/Ricalco (relative alle accettazioni con numeratori in cartella) ad un prossimo sub paragrafo (TERZA PARTE);

b) passo immediatamente all’esposizione di Raccomandate accettate col numeratore in cartella (per periodi tariffari) dagli anni ‘70 fino al 12/11/1985 (termine di un lungo periodo tariffario);

c) mostrerò le altre Raccomandate accettate con numeratore in cartella nella prossima SECONDA PARTE (invii dal 13/11/1985 fino alla fine del periodo “Lira”):












Chiaramente i numeratori in cartella (in sostituzione dell’accettazione con etichetta incollata del Mod.22-E) vennero anche usati per l’accettazione delle particolari Raccomandate per Notificazione di Atti Giudiziari; ne do un singolo esempio qui appresso con un più recente Avviso di Ricevimento:

Termino con l’affermare che spesso le disposizioni ministeriali per il sopra mostrato metodo di accettazione di Raccomandate potessero essere, se non totalmente, parzialmente fraintese.
Ne do di seguito un singolo esempio.

Si tratta di ricevuta di Raccomandata (n. 000710) dell’U.P. locale di Villalba di Guidonia (RM) del 14/12/1990 accompagnata dal Mod. 23-I relativo: orbene in detti due documenti il numeratore metallico in cartella venne apposto al verso del Mod. 23-I mentre sul Mod. 22-O/C, consegnato al mittente, venne manoscritto il numero della Raccomandata (710) ed impresso in originale il B.T.C..

Ed in effetti il numeratore metallico in cartella doveva essere apposto sulla ricevuta Mod. 22-O/C e non sull’Avviso di Ricevimento (sul quale era già stato manoscritto il nume dell’U.P. accettante ed anche la data di spedizione); a meno che il numeratore meccanico non avesse due soli scatti. La Raccomandata in questione relativa ai due Modelli non ce la ho perché è stata consegnata al P.R.A. di Roma: voglio augurarmi che su di essa sia stato messo in originale il numeratore metallico.

Se ogni tanto scopro questi piccoli “fatterelli” postali anomali, per me si tratta sempre della solita interpretazione “allargata” del significato “REPUBBLICA”, cioè ognuno fa ciò che vuole e spesso ciò che può.
Vedere per credere; ho già illustrato, sopra, l’accaduto di allora ed i due documenti non abbisognano più di tanto di didascalie dettagliate:



Non sono assolutamente il primo ad essersi occupato di numeratori metallici per l’accettazione di Raccomandate: sull’”ANNULLO”, periodico dell’Associazione A.N.C.A.I. di Torino, per esempio nei numeri 216-217 a firma di Michele De Lorenzo, venne trattato dei numeratori metallici con esposizione della normativa e dei tipi (ma in particolare di quelli di Enti e Società autorizzati alla postalizzazione diretta)(2) e con una mega stupenda allegazione di tipi e sottotipi per i quali io posso solo essere invidioso; però in detti articoli comparvero i “soli” numeratori in cartella e non le originali corrispondenze relative sulle quali vennero apposti.

Nell’editoria cartacea, sia chiaro ed a giustificazione di Direttori ed Articolisti di periodici, gli stessi direttori e articolisti sono soggetti all’incubo di “tot pagine”, e spesso anche peggio: all’umiliazione di “tot righe”; invece a noi collaboratori de IL POSTALISTA il nostro Direttore Monticini permette di andare a briglia sciolta e di allegare quante immagini vogliamo, soggette soltanto all’autocritica di ciascun autore per non oltrepassare il limite e sconfinare nella noia. Così ho potuto mostrare numeratori in cartella a mio piacimento e con le varie belle corrispondenze sulle quali vennero impressi, tutti oggetti sicuramente di natura non filatelica. Preciso che i numeratori (anche i prossimi della Parte Seconda) non siano stati “ripuliti” e nemmeno ritoccati; li ho mostrati così come sono, veri, genuini, autentici.

Ho contenuto il numero delle immagini di Raccomandate, ma tutte coloratissime; mi auguro che siano state sufficienti.

M’è stato difficile recuperare Raccomandate della specie, circolate nei primi anni di uso del sistema di accettazione col numeratore in cartella (post 1973), nonostante io le abbia ricercate in svariati archivi del periodo.

Rinvio quindi alla prossima memoria per terminare di mostrarvi altre Raccomandate, sempre affrancate, ma accettate con numeratore in cartella dal 13/11/1985 fino al termine del periodo postale “Lira”.

 

NOTE:

1) – Si fa per dire: il sistema era effettivamente veloce solo quando le Raccomandate venissero presentate allo sportello dell’U.P. già affrancate dai mittenti, ma se gli invii fossero presentati “nudi”, senza valori, oppure affrancati parzialmente (e ciò si verificava, anche spesso, nei primi giorni di cambio tariffario, ignoto ai mittenti, cioè di aumento della tassazione eseguito “furtim ac repente”), quindi con l’obbligo per l’ufficiale postale di conteggiare ed incollare i francobolli, anche quelli complementari e farseli pagare), la “velocità” non era poi così veloce come potesse credersi. Certo non era una “rogna”, un lavoraccio da “amanuense medioevale” come il compilare “a mano” il foglietto del Mod.22-E e incollare il tagliandino sull’invio mettendoci anche il timbro lineare col nome dell’U.P.; era però un buon metodo innovativo, pratico e veloce, ma non velocissimo.

2) – Molto opportunamente l’A.N.C.A.I., dopo un certo numero di mesi, mette nel web ed in visione gratuita le puntate dell’ANNULLO che pubblica, cosa intelligentissima che dovrebbero fare tutti gli editori di periodici di filatelia, sia generalista che specializzata (anche per invogliare i non adepti all’associazionismo, cosa non facile dati i tempi, le condizioni economiche, l’età degli appassionati e l’abbandono di molte forme di collezionismo classico). Per visionare le pubblicazioni dell’A.N.C.A.I. basterà, per coloro che potrei aver incuriosito, entrare nella piattaforma italiana gratuita altervistaancai e trovare un oceano di cose da leggere, spesso settoriali ma comunque interessantissime, molto documentate, precise e introvabili in altre pubblicazioni. Nel suo settore e nella editoria filatelica italiana l’ANNULLO è una pubblicazione unica nel suo genere e non ha competitori; ai suoi editorialisti, ultra specializzati, ed alla sua Direzione, molto “tecnica”, io modesto collezionista non posso che invitare i lettori e gli appassionati a togliersi tanto di cappello o anche di più: ad una standing ovation.

Antonio Rufini
16-09-2025

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