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L'INTRODUZIONE DEL NUMERO A FRAZIONE ED I BOLLI TONDO FRAZIONARI TF). L'ANTICA PROVINCIA DI ALESSANDRIA 1/... CHE COMPRENDEVA L'ASTIGIANO di Italo Robetti, Lorenzo Oliveri, Alcide Sortino, Achille Vanara

A.N.C.A.I., Torino, 2021, pp. 178 a colori, 21x30 - € 5,00 in formato PDF, da richiedere ad A.N.C.A.I. via Asinari di Bernezzo 34 - 10146 Torino TO - ancai1@libero.it

Dalla PREMESSA

In ricordo di Italo Robetti

Questa pubblicazione, della quale Italo è stato il principale autore, esce nel 50° anniversario dell'A.N.C.A.I. e rimarrà a testimoniare, ancora una volta, quanto Robetti in tutto questo lungo percorso sia stato sempre il punto di riferimento della nostra associazione.
Vorremmo solo sottolineare che anche in questo specifico campo della Storia Postale, Italo è stato un precursore con gli studi sui bolli frazionari (allora definiti spesso "numeralizzati"), fin dal primo articolo apparso sul N.U di Torino '84 e ripreso sul numero 52 de L'Annullo dello stesso anno (anche con le firme di Cesare Bonadeo e Liberato Cacace) e proseguito negli anni con un primo lavoro sulla provincia di Alessandria, cui ne seguirono analoghi, seguendo la progressione dell'indice provinciale, fino ad Avellino.

I coautori Oliveri, Sortino, Vanara

L'INTRODUZIONE DEL NUMERO A FRAZIONE

Dopo vari pensamenti, il 28 maggio 1905, venne nominata una commissione "per l'esame e la soluzione di tutti i problemi relativi all'ordinamento dei servizi contabili amministrativi e di pratica esecuzione attinenti alla gestione delle Casse di Risparmio postali".

Da questa commissione scaturì l'idea di contraddistinguere gli stabilimenti postali con un "numero proprio relativo alla provincia" ed un "numero proprio relativo allo stabilimento postale" posti rispettivamente al numeratore ed al denominatore di una frazione.

Adottando tale criterio, già nel 1906 si provvide a fare gli opportuni elenchi degli stabilimenti postali allora in funzione, attribuendo i numeri di provincia in ordine alfabetico

(1/ per Alessandria, 2/ per Ancona, 3/ per Aquila degli Abruzzi e così via)

e prendendo in considerazione gli uffici postali esistenti a tutto il 31 dicembre del 1905.

Questi numeri a frazione dovevano utilizzarsi nell'ambito della prevista riforma dei servizi a denaro, riforma che però scivolò per i soliti ritardi politico-burocratici al 1909.
....

 

Le carte punteggiate ad uso dei ciechi / Una trattazione (si spera!) definitiva di Marco Occhipinti

Quaderno AISP n° 2, ottobre 2021, pp. 64, 23.5 x 16,50 - Pubblicazione riservata ai soci AISP

Premessa dell'autore

Qualche tempo fa mi sono trovato a scrivere un contributo per Sfizi.Di.Posta, la rubrica che curo online su Facebook e su www.sfizidiposta.it, sulle carte punteggiate ad uso dei ciechi. Oggetto del contributo era (la si può vedere più avanti in Fig. 22) una lettera in Braille viaggiata in esenzione di tassa nel 1956. Come sempre faccio, ho cercato di documentarmi e di trovare riferimenti a supporto di ciò che scrivo, e su un paio di testi ho ritrovato l'indicazione che l'esenzione postale per le carte punteggiate partiva dal 1957.

Questa discrepanza mi ha portato quindi ad approfondire la questione, e ho pertanto consultato tutti i testi e i contributi riportati nella bibliografia in calce, e con mia estrema sorpresa ho verificato diverse altre differenze tra una fonte e l'altra, persino nelle pubblicazioni più recenti. Insomma, una gran bella confusione!

È vero che le carte punteggiate ad uso dei ciechi non sono corrispondenze per lo storico-postale importanti tanto quanto gli espressi o la posta aerea, però pensavo (ingenuamente, a questo punto) che su questo tipo di corrispondenza fosse già stato scritto tutto.
Stante la grande confusione sulle date e sulla normativa, e non volendo quindi "riportare ciò che è stato già riportato" perché è proprio così che si reiterano gli errori, sono andato direttamente alle fonti principali: la Gazzetta Ufficiale dello Stato, i Bollettini delle Poste e le Convenzioni internazionali, e quindi (oltre Internet) la Biblioteca del Ministero dello sviluppo economico, l'Archivio storico di Poste Italiane, e l'Archivio Centrale dello Stato, che ringrazio tutti.

Le note che seguono, quindi, sono la sintesi di tale ricerca. Di ogni notizia riporto tutti i riferimenti, così che il lettore (se lo desidera) potrà andare a verificare in autonomia.
Ringrazio per la collaborazione la studiosa Beatrice Carbè, diversi dei pezzi riportati in questo articolo provengono inoltre dalla sua personale collezione.

 

 

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