I francesi in Italia

Il Regno d'Italia napoleonico

I dipartimenti francesi in Italia

La Collezione R.E.M.O.

Cronache... Rivoluzionarie!


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“NAPOLI”… un timbro francese nel 1806?
Tentativo di chiarimento
Laurent Veglio

Interessandoci alle ripercussioni postali della presenza francese nel Regno di Napoli nell’epoca napoleonica, abbiamo letto (e studiato!) con molto piacere ed interesse due opere fondamentali sull’argomento: i due volumi di Paolo Vollmeier e Pietro Giribone intitolati Le armate francesi in Italia, nonché la trilogia dello stesso Paolo Vollmeier con Vito Mancini: Storia postale del Regno di Napoli dalle origine all’introduzione del francobollo.


Alla fine del mese di dicembre 1805, Napoleone decise l’invasione del Regno di Napoli e la sostituzione della dinastia borbonica con propri familiari, affidando il trono napoletano al fratello Giuseppe. Oltre 40.000 uomini, sotto il comando del maresciallo Massena, invasero il Regno, costringendo il re Ferdinando e la moglie a fuggire in Sicilia sotto la protezione inglese. Con la mobilitazione dell’esercito imperiale, furono attivati i servizi della Poste aux Armées. Gli autori sopracitati hanno repertoriato ed elencato i vari timbri utilizzati dalla posta militare francese durante queste operazioni (fig.1).

Fig. 1 – Lettera redatta da un militare a Chieti il 12 novembre 1806 ed impostata presso l’ufficio della Poste aux Armées del quartiere generale: è stata pertanto bollata BAU F ARM. D’JTALIE / MERIDIONALE. Il destinatario ha pagato il porto di 10 décimes fra il confine dell’impero francese e la sua città, Sablon presso a Bordeaux. Si tratta di un’agevolazione tariffaria concessa dal decreto 27 giugno 1792, come l’abbiamo spiegato qualche mese fa inserire link con la 2° cronaca rivoluzionaria: https://www.ilpostalista.it/francesi_02/francesi_298.htm


La presenza di un sovrano d’origine francese, nonché di militari ed amministratori anch’essi francesi, portò all’apertura di un ufficio postale francese civile a Napoli: le corrispondenze affidate erano trasmesse a Roma, poi inoltrate verso la Francia dal corriere francese di Roma (o dal Regno d’Italia e Milano), poi dalla posta dipartimentale francese stabilita negli ex-Stati romani dal 1810. Sono così conosciuti i timbri NAPLES (fig.2), POSTE FRANÇAISE A NAPLES, R. DE NAPLES nonché BAU DE NAPLES.

 

Fig. 2 – Lettera scritta a Napoli il 16 settembre 1806, ed affidata all’ufficio francese di Napoli che appone il suo timbro NAPLES. Nessuna agevolazione in questo caso, il destinatario ha pagato 15 décimes per il tragitto Napoli – Lione (timbro d’entrata NAPLES / PAR LYON) e Lione – Aix en Provence. Si possono notare i segni evidenti di disinfezione.


Siamo stati però incuriositi da un altro timbro “francese”, elencato da Vollmeier & Mancini (volume 3, pagina 1469), con una “strana” dicitura: POSTA DI NAPLI / FRANCA… Un timbro postale francese con dicitura in italiano? Questo la normativa non lo permetteva: tutti i bolli postali francesi sono redatti in lingua francese, anche nei dipartimenti riuniti durante il periodo rivoluzionari e napoleonico (i famosi “départements conquis”). Ci siamo allora chiesti: perché gli autori hanno dunque considerato questo timbro come francese…
Alla pagina 896 del 2° volume, possiamo trovare une riproduzione B&N del recto della lettera… oggi disponiamo di una immagine a colori (fig.3)…

 

Fig.3 – Fotografia delle lettera… venduta poco settimane fa da una casa d’asta belga.


… ma anche della riproduzione del verso della missiva, nonché di qualche precisazione di più:

 


si tratta di una lettera in porto pagato: Vollmeier e Mancini hanno scritto che il timbro era quello dell’ufficio francese sicuramente perché la tassazione era scritta in moneta francese 1 f(ranc) 80 c(entimes), ed anche forse perché mittente e destinatario erano tutti e due francesi…
Questo, l’abbiamo detto, non è possibile: allora la domanda non è più “perché l’ufficio francese di Napoli avrebbe utilizzato un timbro in italiano?”, ma “perché l’ufficio napoletano avrebbe incassato una tassa postale in moneta francese?”.

La risposta, pensiamo di averla trovata: la lettera è stata redatta il 13 giugno 1806 da un “commissaire des guerres” del “2° Corps d’Armée de Naples”: in quanto militare, godeva dell’agevolazione tariffaria, ciò determina il pagamento del solo percorso fra confine dell’Impero e destinazione finale, cioè soltanto 9 décimes per una lettera spedita da Napoli a Parigi. Essendo la lettera pesante, ha pagato in anticipo il doppio porto per la capitale francese, cioè 1,80 franc.

Rimane la domanda: la moneta in corso nel Regno di Napoli non è la moneta francese, allora perché franc e centimes?
Questa è la conseguenza del decreto del 27 marzo 1806, firmato da Giuseppe Bonaparte, Re di Napoli, e riprodotto a pagina 1025 del volume 2 del libro di Vollmeier & Mancini. Il decreto è allegato ad una lettera spedita nel 1809 dall’amministratore generale delle poste napoletane al ministro delle finanze. Possiamo leggere:

“Con decreto dello stesso Principe [il re Giuseppe] de’ 27 di marzo 1806, fu soppresso lo stabilimento della posta militare presso l’armata e fu ordinato che l’Amministrazione della posta di Napoli s’incarica dell’invio di tutte le lettere militari francesi nello stesso modo che si era praticato dalla Posta militare e che a spesa della stessa amministrazione si stabilisse in ciascuna officina di posta un impiegato francese, che fosse incaricato del servizio militare”

La nostra ipotesi è dunque che la lettera è stata affidata all’addetto francese dell’ufficio italiano di Napoli che era incaricato del trattamento delle corrispondenze militari francesi. La tassazione fu fatta in moneta francese, sicuramente perché lettere e denaro delle tasse pagate erano poi affidati all’ufficio francese di Napoli che si incaricava poi d’instradare i plichi verso la Francia.

Fonte delle illustrazioni:

lettere 1 e 2: collezione dell’autore
lettera 3: asta Delhaye. L’autore di questo articolo riconoscere la delusione di non essere riuscito ad acquistarla!

Laurent Veglio
18-11-2021

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