8 Marzo 2026 GRAZIA DELEDDA La nostra emissione 2026 è dedicata a LINA MERLIN DONNE DA NOBEL POLVERE DI STELLE FRANCES PERKINS Donne e Resistenza CRONACA FEMMINISTA SUFFRAGIO UNIVERSALE BARBARA KRUGER Le conquiste sociali della donna Filatelia Peruana un’edizione scritta esclusivamente da donne
Tutte le emissioni de "il Postalista" dal 2019 al 2026
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Lina Merlin |
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di Nunzia Secci (Associazione Raichinas e Chimas) |
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Il Postalista è lieto di annunciare che, in occasione di questo 8 MARZO 2026, amplia la cerchia delle sue AMICIZIE incontrando le Persone che a Dorgali (Nuoro), hanno creato una Associazione Culturale sacrandola con nome Raichinas e Chimas ed a noi, hanno inviato un ampio estratto di “LINA MERLIN – Una storia di confino – pubblicazione da loro direttamente curata ed edita da Carlo Delfino editore (*). Il Postalista pubblica con piacere quanto ricevuto condividendo medesimi intendimenti.
1. Le ragioni dell’opera L’interesse di Raichinas e Chimas per la memoria storica, radice della nostra identità culturale e politica, espressa in diverse forme e modi nei 27 anni della sua attività, pensiamo abbia raggiunto il suo livello più alto nella ricerca che ha portato alla pubblicazione di questo testo sul confino di Lina Merlin. La ricerca nasce nel 2016, nel momento in cui la raccolta delle testimonianze sul primo voto delle donne di Dorgali nel 1946, ci spinge a ricercare nell’archivio di Nuoro notizie su una autorevole e carismatica figura femminile, importante protagonista politica della storia della nostra Repubblica, che ha condiviso con la nostra Comunità il suo breve e oscuro soggiorno a Dorgali: di lei ci resta la sua foto, ritratta con indosso il costume di Dorgali, collocata ed esposta in bella visibilità nella Sala Consiliare del nostro Comune. La dott.ssa Orani, l’allora Direttrice dell’Archivio di Stato di Nuoro, ci mette fra le mani il preziosissimo fascicolo su Lina Merlin e, in particolare, le lettere scambiate con la madre durante il suo confino a Dorgali e Nuoro. Credo si possa immaginare la nostra emozione e commozione nel leggere quella dolorosa testimonianza di una esperienza tragica di violenza politica vissuta, fino all’ultimo giorno, con straordinaria e indomita nobiltà d’animo e coerenza. È il primo passo: scopriamo Lina Merlin, sappiamo che non potremo più lasciarla nell’oblio e nell’indifferenza. Le dobbiamo tempo, studio, attenzione, riusciamo a trovare notizie sulla casa dove era stata alloggiata, sulle persone che la incontrarono e che la accolsero, dando calore e umanità ai suoi tristi giorni di confino a Dorgali, dal dicembre del 1926 al marzo del 1927. Da allora, la decisione di Raichinas e Chimas di avviare un lavoro sistematico di ricerca, che ne ricostruisca, a partire dalla sua eroica esperienza di confinata, la sua ricca e preziosa eredità politica e culturale da lasciare ai giovani come patrimonio da cui trarre orientamento in questi tempi difficili. La nostra opera è un saggio di storia, ma anche un importante testo di educazione civica: abbiamo raccolto documenti negli archivi di Stato di Roma, Nuoro, e poi ancora Orune, li abbiamo decifrati, ordinati, confrontati, abbiamo trovato fotografie relative alle fasi più importanti della sua giovane vita, testimonianze, articoli di giornali, lettere, ne abbiamo tratto un racconto il più possibile completo, documentato, lo abbiamo completato con le voci del passato e del presente, con le riflessioni di storici, politici, giornaliste, ospiti nel convegno del 2 giugno 2023.
La Nuova Sardegna 31 maggio 2023 [pag. 125 della pubblicazione in nota (*)]
2. Profilo biografico Lina Merlin ha attraversato tutti i momenti cruciali del novecento, dalle conseguenze della prima guerra mondiale, alle origini e al radicamento del fascismo con il suo portato di ferocia e violenza, alla Resistenza, fino alla nascita della Repubblica e della Costituzione, momenti fondanti, di cui fu, protagonista attiva. Insieme ad altre poche donne, solo 5 delle 21 Madri Costituenti, fu membro della Commissione dei 75, cui fu dato il compito di fissare in concetti, in parole giuste e non equivoche i tratti di un nuovo Stato, totalmente e radicalmente antifascista. Fondamentale il suo contributo dato e difeso con grande convinzione, per l'inserimento nell'art. 3 della Costituzione del passaggio "… senza distinzione di "sesso"...” Da qui partono le battaglie che, con lei per ben due legislature e poi senza di lei, fino ad oggi, legislatrici e legislatori responsabili conducono per garantire alle donne opportunità uguali a quelle maschili, per ridurre, come la Costituzione chiede, gli effetti devastanti dell'ingiustizia. Lei è una radice fondamentale della nostra cultura democratica, chiede coscienza civile, condanna l'indifferenza, spinge alla partecipazione. Sorretta e illuminata dal prezioso bagaglio dei valori assorbiti in giovane età, da una formazione aperta al futuro dove la democrazia mazziniana si salda al valore socialista dell'uguaglianza e della giustizia sociale, uniti all’impegno attivo di ispirazione cristiana, per migliorare la condizione dei più deboli, con particolare riferimento alle donne e i bambini, Lina Merlin è una donna che vive intensamente e consapevolmente i tempi tragici in cui si trova a vivere, sceglie da che parte stare, difende con coerenza le sue scelte anche quando il violento intervento dello Stato la priva del suo titolo di studio, del diritto al lavoro, la strappa dai suoi affetti e dai suoi luoghi e la condanna al confino. Mai un cedimento, né un atteggiamento vittimista, conserva sempre una dignità elegante e ferma che incute il rispetto delle Autorità cui si rapporta e insieme trasmette comprensione e empatia alle persone umili tra le quali finisce.
Lina Merlin in cucina [pag. 120 della pubblicazione in nota (*)] 3. La condanna. L'esilio La storia del suo confino parte dal 24 novembre del 1926, data in cui la Merlin, nella prefettura di Padova, in applicazione dell'Art. 186 del Testo Unico Leggi P.S., viene arrestata e assegnata al confino di polizia per 5 anni. Lina Merlin è una donna straordinaria, non solo per il quadro in cui avviene il suo arresto, ma soprattutto per il modo in cui affronta e vive i suoi tre anni di confino. È arrestata in quanto donna resistente, è cresciuta in un ambiente imbevuto di idee repubblicane, socialiste, pacifiste, libera e forte, ha 39 anni, colta, laureata in lingua e letteratura francese, è una convinta militante socialista che da anni partecipa alle lotte dei lavoratori in Emila Romagna, collaborando con Filippo Turati e Giacomo Matteotti, è una sindacalista, dirige il giornale socialista “L'Eco dei lavoratori", si mantiene con il suo lavoro di insegnante. A questo si aggiunge che condivide la sua militanza politica con il deputato e medico Dante Gallani, anche lui confinato, ma con altra destinazione. Lei è il prototipo di donna che il fascismo non può tollerare, che deve reprimere e zittire poiché incarna tutti quei valori che il fascismo vuole e deve cancellare per continuare ad esistere, perché è irriducibilmente antifascista, è forte e indipendente, rifiuta di giurare fedeltà anche se questo comporta rinunciare al suo titolo di maestra, al lavoro che ha scelto e che le assicura indipendenza economica. È una donna libera che non si piega e non obbedisce. Per tutto questo il confino è perfetto, ed è perfetta la destinazione: la Sardegna, isola solitaria e oscura, e in essa Dorgali, Orune, Nuoro, paesi della Barbagia, subregione, montuosa, aspra e lontana, quanto lontana e diversa da Padova, dai luoghi dove ferve la battaglia politica. Se si consulta il testo "Confinati antifascisti in Sardegna 1926-1943" di Salvatore Pirastu, i luoghi si confermano essere i paesi della Sardegna centrale e orientale, le donne presenti, in numero molto limitato. Pirastu scrive nel testo citato "La popolazione di molti paesi accoglie i confinati con cordialità e con l'ospitalità tipica dei sardi. Non è raro infatti che, oltre a intrattenere rapporti socialmente aperti ed amicali, diversi mettono a profitto della comunità ospitante, le loro professionalità". Lina Merlin è una di queste. Assegnata a Nuoro dovrà mantenersi con i proventi derivanti da lezioni private. Ci rimarrà tre anni. Nel 1929 otterrà l'amnistia che riduce a tre i suoi anni di confino, non per una richiesta di grazia da lei inoltrata, ma parimente concessa ai tanti altri confinati, in occasione della celebrazione delle nozze di Umberto II con Maria Josè.
Lina Merlin con il confinato Antonino Campanozzi e un gruppo di allieve ad Orune
4. Soggiorno a Dorgali 17 dicembre 1926 - 21 marzo 1927 Lina Merlin scopre la Sardegna dopo un umiliante, faticoso trasferimento "di prigione in prigione", "di cellulare in cellulare", accomunata a una lunga fila di 54 ergastolani e dopo l'attraversamento del Tirreno sulla "stiva di una motonave" dove l'unica consolazione è il gesto pietoso del maresciallo dei carabinieri che le offre il suo mantello per ripararsi dal freddo e la presenta come sua sorella per proteggerla dalla curiosità dei colleghi. Il fascismo ha steso i suoi rami anche in Sardegna: Podestà e Prefetti hanno cancellato le forme della autonomia politica liberale. Il confronto politico tace sotto il controllo puntuale e violento delle autorità fasciste che lo attuano su tutti ma in modo particolare sui confinati. Lina Merlin lo subisce, senza mai cedere, neppure nei momenti di maggior sconforto, custodendo viva la sua libertà di pensiero e la sua forza di resistente. Da un lato lotta per difendere i suoi diritti, dall'altro, non cede in nessun modo al vittimismo, volge la sua attenzione alle persone fra le quali è finita. Il suo è uno sguardo carico di curiosità di donna colta, di interesse vivo e partecipe alla condizione sociale del popolo, in particolare delle donne. Ne nasce un incontro vivo e profondo che è scoperta, scambio di affetti, crescita reciproca. Lei impara ad amare la bellezza del piccolo paese di Dorgali, il suo respiro fra i monti e il mare, la familiarità di una lingua sconosciuta di cui intravvede subito le radici latine, il calore di quelle donne, schiacciate dal peso della povertà, che offrono ciò che hanno, per alleggerire la condizione di quella straniera, additata come nemica e cosi familiare nei gesti, nei sorrisi, nella disponibilità a offrire consigli, ad insegnare i rudimenti per superare un analfabetismo generale e diffuso. Lo scambio avviene nella dimensione del fare, delle opere delle donne, del capire. Una relazione forte che rimarrà nel tempo, e di cui abbiamo intense, commoventi testimonianze nelle lettere scambiate tra Lina Merlin e Maria Farris o nelle testimonianze di Zizza De Serra di Dorgali (centenaria che ancora custodisce con cura e precisione la memoria di questa giovane signora Angelina che ha trovato accoglienza e affetto nella casa della suocera Lia Sale Mulas che la Merlin chiamerà "la mia Mammina sarda". A testimoniare la fiducia reciproca la fotografia della Merlin che indossa il costume di Dorgali, con affianco i nipotini dei signori che l'hanno ospitata nella loro casa. Lina accetta di indossare l'abito tradizionale delle donne di Dorgali, è quello delle feste, sontuoso, ricco di gioielli e di bellissimi ricami fatti a mano, l’oggetto più prezioso delle mani delle donne. Le donne la riconoscono come una di loro, ne rispettano la superiorità culturale, nel rivolgerle domande intime, segrete, percepiscono che, provenendo da città lontane ed evolute, conosce la vita, e può dare preziosi consigli. Ricambiano con la fiducia, l'affetto, il dono di un ricamo diverso, della tradizione che lei non conosce. Da Dorgali viene trasferita a Orune, dal 23 marzo 1927 al 17 luglio 1927, e infine a Nuoro dal luglio 1927 al novembre 1929. Si confermano, attraverso le testimonianze, le modalità già ricordate: il ricordo positivo, in chi la conobbe, di essere donna elegante e intelligente che mette a disposizione delle persone che la accolgono le sue competenze di maestra, educatrice, insegna ai bambini, prepara per il concorso magistrale alcune giovani donne che studiavano per diventare maestre.
La Nuova Sardegna [pag. 124 della pubblicazione in nota (*)]
A Nuoro, cittadina da poco riconosciuta Provincia, il rapporto di Lina con le donne è forse più politico, in senso stretto. Pur senza avere testimonianze dirette, sappiamo che lei è sicuramente entrata in relazione con un gruppo di donne straordinarie che resistevano, irriducibili, alle angherie del regime fascista, muovendosi nell'orizzonte politico del sardismo, del socialismo o di un cattolicesimo democratico aperto e non bigotto. Quasi tutte maestre o comunque fortemente impegnate nel sociale, passano attraverso la perdita del lavoro, l'arresto, il carcere, la continua umiliazione delle perquisizioni, del controllo della vita familiare e privata, senza mai abbandonare la forza e la scelta dell'impegno antifascista e del rifiuto dell'obbedienza. Fra queste Graziella Sechi, militante antifascista che con Mariangela Maccioni e Marianna Bussalai formò quella che l'intellettuale Raffaello Marchi definì triade femminista sardista. Un triangolo dislocato tra Orani e Nuoro, espressione di un fermento rivoluzionario al femminile, che aggregò molte donne tra le quali Maura Puggioni, la pittrice Caterina Cucinotta e ancora, nell'oscuro e isolato orizzonte dei paesi duri della Barbagia, Giuseppa Puggioni, Nicolosa Demontis di Lula, Margherita Sanna di Orune più volte segnalata come appartenente al gruppo degli oppositori nuoresi. - I compagni, importanti intellettuali protagonisti dell'antifascismo sardo (es. E. Lussu, F. Fancello, C. Pintus, Compagni), scelgono l'espatrio o la militanza tra i "volontari" antifranchisti nella guerra di Spagna, o partecipano ai movimenti clandestini del sardoazionismo e di Giustizia e Libertà, affrontando sempre liberamente destini eroici e spesso tragici. - Le donne, costrette dalla vedovanza obbligata, ad affrontare in solitudine ogni difficoltà comprese le ristrettezze economiche acuite dalla perdita violenta del lavoro, non meno eroicamente, nel quotidiano, mantengono le famiglie, si prendono cura delle generazioni, crescono e formano figli e figlie, custodiscono e trasmettono i valori della democrazia e la memoria dei padri e dei parenti assenti. Per uno studio attento su queste donne si consigliano le pagine dello storico Gianfranco Murtas su "La testimonianza antifascista femminile a Nuoro e Sassari" nella sezione Gli Atti del Convegno del nostro Testo. Lina Merlin, finito il confino, continuò la lotta cospirativa e clandestina nella Resistenza per diventare, con la Liberazione, una delle nostre Madri costituenti. Una tra le 21 donne elette nell'Assemblea Costituente su un totale di 556 deputati, e soprattutto una fra le 5 donne della speciale commissione dei 75, con Maria Federici, Nilde lotti, Teresa Noce, Angela Gotelli, incaricata di Scrivere la Costituzione Italiana. Sembra le si debba la precisazione «senza distinzioni di sesso», nell'art. 3 della Costituzione che sancisce l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Prima donna a intervenire in Senato, nell’agosto del 1948 depositò - con il sostegno dell'Alleanza femminile internazionale e su suggerimento di Umberto Terracini - un disegno di legge per l'abolizione dell’ottocentesca Legge Cavour che aveva esteso al Regno d'Italia la normativa sulla prostituzione controllata dallo Stato, appartenente al Regno di Piemonte e di Sardegna. Una battaglia di civiltà che portò alla chiusura delle cosiddette case di tolleranza e alla liberazione dalla schiavitù sessuale e da un regime ricattatorio e anche penale. Continuo fu il suo impegno, come senatrice e deputata, sia per favorire l’inserimento dignitoso delle donne, liberate dalle prostituzione attraverso il riconoscimento pieno dei loro diritti, sia per liberare i bambini, nati senza riconoscimento paterno, dall’umiliazione del simbolo NN “Nomen Nescio” nel loro certificato di nascita. Nunzia Secci
L'Unione Sarda del 17 maggio 2002 Da L’Unione Sarda 17 maggio 2002 ”La donna che abolì le case chiuse” Il boom è nel 1891 quando in Italia funzionano 10439 bordelli… Nel 1949 quando Lina Merlin UNICA DONNA eletta in Senato, le case sono ridotte a 750. Quando il 20 settembre 1958 si arriva alla CHIUSURA i bordelli sono 504. LINA MERLIN HA VINTO QUELLA CHE PER LEI È SOLO UNA FORMA DI SCHIAVITU’. Ogni anno qualcuno prova di nuovo a riaprire le Case (per pudore le chiama magari Eros Center), ma dal 1958 ad oggi la battaglia di Lina Merlin è stata VINCENTE!!” Giancarlo Ghirra NOTA: |