8 Marzo 2026 GRAZIA DELEDDA La nostra emissione 2026 è dedicata a LINA MERLIN DONNE DA NOBEL POLVERE DI STELLE FRANCES PERKINS Donne e Resistenza CRONACA FEMMINISTA SUFFRAGIO UNIVERSALE BARBARA KRUGER Le conquiste sociali della donna Filatelia Peruana un’edizione scritta esclusivamente da donne
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DONNE E RESISTENZA |
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di Lorenzo Oliveri |
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Iris Versari nasce a Portico di San Benedetto in Alpe (Forlì) il 12 dicembre 1922 da umile famiglia contadina. Il suo nome è dovuto all'uso, all'epoca abbastanza diffuso, di chiamare le figlie con i nomi di eroine delle opere musicali: in questo caso la Iris di Pietro Mascagni, opera molto nota per il coro finale "Inno al Sole" (utilizzato come inno ufficiale alle Olimpiadi di Roma del 1960).
Portico di San Benedetto negli anni '20.
Il 25 luglio e soprattutto l'8 settembre 1943 sono date che costringono a prendere decisioni importanti: da che parte stare. La famiglia Versari fa la sua scelta, comune a tanti contadini, e ospita nella propria cascina un gruppo di partigiani. Un delatore li tradisce e il 27 gennaio 1944 la cascina viene incendiata dai nazifascisti; Iris riesce a fuggire, ma i genitori e due suoi fratelli vengono arrestati (il padre morirà in un campo di concentramento). A questo punto entra nella vita di Iris un personaggio localmente molto noto, anzi quasi leggendario: Sirio Corbari, nome di battaglia Silvio.
Corbari viene infatti accostato nella mitologia popolare al celebre Passator Cortese di pascoliana memoria, "re della strada, re della foresta", una specie di Robin Hood romagnolo. Come in tutte le leggende, a distanza di tanti anni, ormai scomparsi i testimoni diretti, diventa un compito non facile per lo storico discernere tra fatti realmente accaduti, altri ingigantiti o, addirittura, compiuti da terze persone, che si celavano sotto il nome di Corbari. Rimane il fatto che per diversi mesi, tra fine 1943 e l'agosto 1944, le imprese della banda di Silvio, sempre firmate per evitare ritorsioni nei confronti della popolazione, mettono in estremo allarme, e spesso alla berlina, le forze nazi-fasciste della zona circostante Faenza.
Lo spirito indipendente di Iris ben si sposa con quello di Corbari, politicamente accostato ai repubblicani di Romagna, di cui l'esponente principale era stato il mazziniano Aurelio Saffi, forlivese, alla memoria del quale Faenza aveva intitolato il corso principale. Qualcuno lo ha definito anche anarcoide per via di una spiccata insofferenza alle regole che venivano imposte dal CLN ai singoli gruppi combattenti: Corbari non accetterà mai commissari politici tra sue fila.
Ritornando a Iris, dopo l'episodio del 27 gennaio si ritrova sola e decide di entrare nella banda Corbari. Ecco come ci racconta tale avvenimento Walter Veltroni, che ha dedicato un libro alla Versari, "Iris, la libertà": «Sia chiaro, ora: io non vengo per portare i biglietti in giro o i rifornimenti. Non faccio la staffetta; se sto con voi voglio essere una di voi, condividere ogni cosa, partecipare alle azioni, essere trattata da partigiana da ognuno, in primo luogo da te. Nessuno mi dica mai quello che posso o non posso fare, quello che devo o non devo fare. E per quanto riguarda noi due, non preoccuparti. Sarò la tua donna e tu il mio uomo se e quando ci andrà. Sei sposato, hai un figlio, va tutto bene, per me. Faremo l’amore, ma solo se vorremo. Io non vengo in montagna per questo, vengo per la libertà. Mia, tua, nostra, di tutti. L’amore, fisico o mentale, è un privilegio, la sostanza è un’altra. Non mi basta fare la partigiana. Voglio essere una donna partigiana. Non è̀ la stessa cosa.».
D'altro canto, neppure i rapporti con alcuni settori del CLN risultano idilliaci. Per esempio, al comandante della locale brigata Garibaldi, nome di battaglia Bob, Corbari aveva detto: "Con quel nome che ti sei dato, il guinzaglio potranno mettertelo e ti starebbe bene, ma a me non lo metterà mai nessuno". E arriviamo alla mattina del 18 agosto 1944. I soldati nazisti e le milizie fasciste che circondano Ca' Cornio di Tredozio, dove si sono rifugiati i capi della banda, Corbari, Casadei e Spazzoli, non giungono lì per caso: qualcuno ha tradito Silvio e i suoi compagni. Secondo i risultati dell'inchiesta che verrà aperta al termine della guerra, è un certo Franco Rossi a guidare i nazifascisti. Verrà condannato, ma poi anche lui sarà l’ennesimo criminale che usufruirà della cosiddetta "amnistia Togliatti". Sui contorni di questa vicenda, come per altre accadute nello stesso periodo, vi sono versioni contrastanti e penso resteranno perennemente zone grigie, sulle quali diventerà sempre più difficile, se non impossibile, fare chiarezza, dato che ormai anche i diretti testimoni sono scomparsi.
Ca' Cornio oggi trasformata in museo. Questa volta i nazifascisti sono talmente numerosi e ben armati che per Iris, Silvio e i compagni presenti nella cascina non c'é scampo, ma essi non rinunciano alla battaglia, che si sviluppa furiosa. Oltretutto Iris è ferita ad una gamba e non può muoversi dal letto; Corbari, tuttavia, non vuole assolutamente abbandonarla e tentare di salvarsi da solo: allora lei, dopo aver colpito a morte il tedesco che cerca di entrare nella camera, consapevole di quello che avrebbe subito se l'avessero catturata viva e, soprattutto, per dare via libera a Silvio, si spara alla tempia. Corbari fugge lanciandosi da una finestra, ma cade male e si infortuna a un piede. Corbari e Casadei, l'amico più fidato di Silvio, vengono catturati, insieme a Spazzoli, rimasto ferito nel conflitto, e, dopo un sommario, quanto scontato, processo, sono prima impiccati a Castrocaro e poi, anche se già morti, insieme al corpo di Iris vengono appesi, estremo oltraggio, ai lampioni della piazza principale di Forlì. Una macabra messinscena per tentare di sfatare la leggenda della banda Corbari.
Il corpo di Iris Versari appeso a un lampione di Piazza Saffi a Forlì. Iris Versari sarà una delle 19 donne della Resistenza decorate con medaglia d'oro: peccato si sia dovuto attendere il 1976 per vedergliela assegnata. Lorenzo Oliveri
Bibliografia essenziale: Nota - Questo articolo trae spunto filatelico dalle vignette/francobolli emessi nel 1945 per raccogliere fondi a favore delle vittime politiche del fascismo: cinque di questi erinnofili sono dedicati a figure femminili, tutte medaglie d'oro, tre delle quali già ricordate su questa rivista: |