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  Campi di Prigionia, internamento, concentramento nell'aretino
 

DEFINIZIONE: I campi di prigionia, internamento e concentramento, in cui detenere i soldati nemici e quelle categorie di persone ritenute pericolose per la sicurezza nazionale soprattutto nei periodi bellici, vengono utilizzati in Italia già nelle guerre ottocentesche, ma il ricorso a essi diventa sistematico con le due guerre mondiali.
(da: http://www.anpi.it/storia/269/prigionia-internamento-concentramento-e-sterminio-i-campi-in-italia - 6.4.2017)

Per la definizione di Campo di internamento civile vedi >>>

I Guerra Mondiale

Campo di prigionia nella 1ª G.M.: Santuario di Santa Maria del Sasso - Bibbiena di Roberto Monticini

Prigionieri di Guerra 1ª G.M. - C.R.I. Servizio abbonamento pane di Roberto Monticini

II Guerra Mondiale

Anghiari (Arezzo), "La Motina" in frazione Renicci - campo per prigionieri di guerra, poi di concentramento

Bucine - campo per p.g., distaccamento di lavoro di Laterina

Castiglion Fiorentino – località di internamento: Ebrei stranieri–libici, Civili anglo-maltesi

Civitella in Val di Chiana (Arezzo), "Villa Oliveto” - campo di concentramento

Cortona – località di internamento: ebrei stranieri

Laterina (Arezzo) - campo per prigionieri di guerra

Monte San Savino - campo per p.g., distaccamento di lavoro di Laterina

Monte San Savino - località di internamento

Poppi, Villa Ascensione - campo per prigionieri di guerra

Talla - località di internamento



http://memoria.provincia.ar.it/provincia.asp

 

Campi di internamento civili

Pochi mesi dopo l’ingresso in guerra dell’Italia (10 giugno 1940), il Governo fascista emana il Decreto 4 settembre 1940 con il quale sono istituiti speciali Campi nei quali possono essere raggruppati i sudditi nemici internati (i cittadini stranieri, soprattutto di religione ebraica, fuggiti dai loro Paesi prima della guerra e venuti in Italia nella speranza di scampare alla persecuzione religiosa o politica). In alternativa,le persone possono essere obbligate a soggiornare in una località determinata, sotto la sorveglianza ed il controllo dell’Autorità locale di Pubblica Sicurezza.
Gli Internati appartengono a varie categorie, classificate dalle Autorità: ebrei stranieri, sudditi nemici (compresi i cinesi), ex Jugoslavi (soprattutto Dalmati), allogeni della Venezia Giulia (Sloveni), italiani pericolosi (antifascisti), italiani condannati per infrazioni annonarie (soprattutto per praticare la borsa nera) ed anche fascisti caduti in disgrazia perché critici verso il regime.
In alcuni Campi ci sono solo donne.
I Campi sono istituiti in genere in strutture private prese in affitto dal Ministero dell’Interno, compresi Monasteri e fabbriche dismessi.
È difficile ricostruire il numero delle persone internate, in quanto nei registri (laddove ci sono pervenuti) i nomi sono spesso cancellati oppure mancano delle pagine. Non si conosce neppure l’elenco preciso dei Campi e delle Località di Soggiorno Obbligato. Il numero accreditato dagli storici è di circa 200 luoghi di Internamento, istituti in Italia, nei Paesi occupati e nelle Colonie.

L’ORGANIZZAZIONE DEI CAMPI

Secondo il Decreto 4 settembre 1940, i Campi sono sotto la sorveglianza ed il controllo del Ministero dell’Interno, che vi delega un funzionario di Pubblica Sicurezza (un Commissario o un Ufficiale di Polizia). Talvolta, però la Direzione è affidata al Podestà (Sindaco) del Comune.
La vigilanza è in genere affidata ai Carabinieri della locale Stazione, che installano un posto fisso di guardia all’interno del Campo o nelle immediate vicinanze. Talvolta, vi sono anche Poliziotti, che svolgono in genere funzioni amministrative.
Con un apposito Regolamento è disciplinata l’attività degli internati e i loro diritti e doveri. Possono svolgere alcuni lavori, conformi al loro rango, ricevendo un equo compenso, determinato dal Ministero dell’Interno. Devono essere trattati con umanità e devono essere protetti contro ogni offesa o violenza e non possono essere destinati in località esposte al fuoco nemico (vicino al Fronte di guerra) o insalubri.
Hanno diritto alla libertà di religione e di culto e conservano gli effetti e gli oggetti di uso personale.
Normalmente, di giorno, possono circolare nei dintorni del Campo e nel Paese vicino, ma non possono interessarsi di argomenti politici o militari.
Le spese per il loro mantenimento sono a carico dello Stato, salva rivalsa sui loro beni o sul compenso da essi percepito per il loro lavoro. Se il Campo non ha la mensa,mangiano presso trattorie pagando con il sussidio del Ministero dell’Interno.
Non possono spedire o ricevere corrispondenza postale o telegrafica o pacchi se non tramite l’Autorità di P. S. che ha la vigilanza su di loro. Non possono detenere titoli, gioielli ed oggetti di valore, che devono essere depositati in cassette di sicurezza presso una Banca, e neppure somme di denaro superiori ai bisogni ordinari,che devono essere depositate presso una Banca locale o l’Ufficio postale, con un libretto intestato, dal quale però possono ritirarle liberamente.
All’assistenza sanitaria provvede il Medico Condotto o l’Ufficiale Sanitario del Comune. In caso di necessità e per le visite specialistiche, sono accompagnati dai Carabinieri in ospedale o in città.
Le condizioni igieniche dei Campi sono spesso precarie per il sovraffollamento e per la mancanza di acqua corrente e di adeguati locali adibiti a bagno.
Le condizioni di vita degli internati sono in genere accettabili solo per i sudditi nemici che ricevono dalla Croce Rossa Internazionale (CRI) pacchi con generi di conforto, comprese le sigarette.

di Maria Carosella, pubblicato il 22/05/2016 in http://www.altomolise.net/focus/storia/10394/storia-i-campi-di-internamento-in-molise-convento-di-san-bernardino-di-agnone- - sito visitato il 16-05-2017)

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