digressioni gastro - filateliche
a cura della
Brigata di Cucina del Postalista

hiyayakko
Giappone, 7 giugno 2023, Yvert 11418
 
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Filatelia Tematica



Il francobollo che l’allegra Brigata di Cucina del Postalista è andata questo mese ad assaggiare in Giappone, è nella sua semplicità un chiaro esempio di come dentro a un piatto apparentemente minimalista si possano intrecciare tradizioni legate alla natura e alla stagionalità, scrittura poetica e perfino antiche usanze militari.

Eppure, a guardarla nel suo piattino, questa specie di mattonella bianca guarnita con diversi condimenti multicolori è solo un pezzetto di tofu freddo condito… perché di questo si tratta: lo hiyayakko è un mattoncino di tofu freddo accompagnato, o per meglio dire decorato da diversi condimenti, tra cui i più gettonati sono trucioli di katsuobushi (tonnetto essiccato), foglie di shiso (pianta simile alla menta), fettine di yuzu (un agrume simile al mandarino), negi (erba cipollina), ginger (anche i fiori o i germogli), daikon (ben conosciuto ormai anche da noi) e naturalmente salsa di soia variamente aromatizzata, in una sinfonia di colori e sapori capaci di soddisfare insieme al palato anche gli occhi.

Insomma, uno stuzzichino che in estate è praticamente immancabile sulle tavole giapponesi… ed è a tal punto immancabile che il francobollo che presentiamo non fa parte di una serie gastronomica, ma della Greetings Summer (Auguri di Stagione) 2023, dedicata appunto a tutto ciò che in qualche modo costituisce un augurio ed insieme un simbolo legato a particolari periodi dell’anno.

E dell’estate il nostro blocchetto di tofu è addirittura un sinonimo poetico: la parola hiyayakko è infatti un kigo, e cioè un termine considerato in grado di evocare un intero universo in un segno e in un suono; e questa caratteristica la rende particolarmente apprezzata nella stesura degli haiku, i brevi componimenti poetici dalla struttura altamente formalizzata. Nella poesia giapponese, dire hiyayakko significa condensare in una sola parola l’essenza stessa dell’estate.

Si potrebbe dunque pensare che il termine usato per indicare quello che a questo punto non possiamo più limitarci a considerare solo un pezzetto di tofu freddo tragga origine, se non dal gergo dei cuochi, dal raffinato lessico dei poeti. E invece no, perché tra le diverse etimologie proposte quella che pare decisamente la più attendibile ci riporta addirittura ai samurai di epoca Edo.

Hiya significa infatti semplicemente “freddo”, ma gli yakko erano nientemeno che i servitori, gli scudieri degli antichi samurai. E ogni samurai aveva il suo mon, una insegna araldica per lo più quadrata, recante un simbolo colorato su uno sfondo bianco. Gli yakko, i loro servitori, portavano questa insegna, simbolo di appartenenza al rispettivo samurai, cucita alle loro uniformi e ben visibile dietro alle spalle, e da questa rassomiglianza visiva sarebbe nato il nome di quello che, già nel 1700, il manuale di cucina Tofu Hyakuchin (Cento Piatti a Base di Tofu) descriveva come “tanto conosciuto da non avere bisogno di descrizioni”... freddo, e tagliato e decorato come il mon che portano gli yakkohiyayakko.

 

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